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Grande spettacolo alla Granfondo Internazionale Laigueglia Lapierre

  • marzo 11, 2020

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Alberto Fossati, giornalista e atleta, racconta la sua esperienza di gara vissuta in sella alla Lapierre Pulsium 600 Disc sul percorso della ventiduesima edizione della Granfondo Internazionale Laigueglia Lapierre che si è tenuta il 23 febbraio scorso.

Quando vi scriviamo che ci piace vivere i test e le prove delle bici fino in fondo! Granfondo Laigueglia Lapierre, la prima vera granfondo stagionale, quella che chiamano “il campionato del mondo degli amatori”. Noi l’abbiamo fatta in sella ad una Pulsium 600 Disc e questo è il nostro racconto“.

La Granfondo Laigueglia in sella ad una Lapierre

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“Quando vi diciamo che la Granfondo Laigueglia è il primo vero appuntamento della stagione, non è una considerazione fatta a caso. Il livello qualitativo dei partecipanti è molto alto (lo è sempre stato nelle varie epoche) e ognuno arriva a questa granfondo con il suo obiettivo. Chi è qui per testarsi e provare la condizione fisica. Chi viene qui a pedalare per fare le prime uscite lunghe in gara, con un dislivello già importante, considerando la stagione. Ciclisti che vanno a Laigueglia per migliorarsi, dove la prima sfida è contro se stessi. Atleti che vanno per provare a vincere! Prendere parte alla Granfondo Laigueglia (ora con il suffisso Lapierre per via del main sponsor) è motivo di orgoglio, stimolo e piacere di tornare a pedalare in gruppo.

Per noi, quella di ieri, è stata una giornata davvero particolare. Siamo tornati in gruppo dopo un periodo di stop forzato, non solo a causa del periodo invernale e abbiamo voluto esserci con una bicicletta che sarà il soggetto di un test. Abbiamo pedalato e gareggiato con la Pulsium 600 Disc di Lapierre, anche per onorare lo sponsor dell’evento ligure, una bicicletta marcatamente endurance molto particolare e per nulla scontata. Una bicicletta che ha una sua identità in fatto di costruzione e design, un mezzo che nasce per terreni complicati (vedi pavé, strade bianche e fondi sconnessi in genere ma questo è qualcosa che vi spiegheremo in modo più approfondito nel test vero e proprio). Con questa partecipazione abbiamo voluto dimostrare ( a noi stessi in primis), che mettersi in gara con una bicicletta di questo stampo, divertendosi e sgasando il giusto è possibile e diventa pure gratificante”.

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La Pulsium Disc: test in gara

“In un mondo dove una sorta di estremizzazione meccanica diventa la base cui cui fondare la propria performance, gareggiare con una “bici comoda”, diventa quasi utopia. Noi questa sensazione l’abbiamo avuta, lungo tutta la costa degli ulivi, prima di buttarci nella discesa tecnica di Costa Bacelega e anche durante l’impegnativa salita di Caso (alcuni tratti oltre il 15% di pendenza). Qui spesso ci siamo trovati in testa al gruppo a tirare, a battagliare con concorrenti muniti di bici ultralight e di una fascia di mercato più elevata. Una delle differenze? Cucirsi il mezzo addosso e adeguarlo alle proprie esigenze, cercando di capirlo e sfruttarlo al meglio delle sue potenzialità. Un esempio: una bici di questo segmento non ha nella reattività la sua dote principe. Bene, ci siamo limitati ad assecondare questo aspetto limitando al minimo i cambi di ritmo, trasformandoli in variazione sul medio e lungo periodo. Quando scriviamo che una bicicletta è confortevole, non diciamo una cosa negativa! Tutt’altro, anzi, per buona parte degli amatori sarebbe meglio pedalare in totale comfort piuttosto che spaccarsi la schiena con telai ultra e super rigidi”.

Quando c’è da pedalare si pedala e basta

“Tutto facile guidare la bici, nel tecnico e a velocità elevata. Più lenta da rilanciare rispetto ad una bici leggera e/o aero ma, nel nostra caso, visto che le condizioni fisiche non ottimali, avere beneficiato di un comfort e stabilità di alto livello è stato un vantaggio non da poco. I grafici, dimostrano anche una certa linearità della performance atletica. Bisogna tenere in considerazione il percorso con parecchi picchi positivi e negativi, oltre all’aver viaggiato per buona parte della gara in un gruppo abbastanza omogeneo.

E poi alla fine, con uno scorcio di sole alle spalle e una temperatura primaverile, sorridi tanto quanto alla partenza”.

Testo a cura della redazione tecnica 4biclycle, foto di Sara Carena e Lapierre.

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